
Dalle lacrime piante in campo dopo la finale
europea persa contro la Spagna allo sguardo spettrale in panchina nel
secondo tempo di Italia-Uruguay. Non c'è confronto. Quella di Kiev era
delusione di gioco, dopo un Europeo vissuto da protagonista, che
annunciava un biennio di crescita e un Mondiale di gloria. Era un sogno,
si è trasformato nell'incubo peggiore, perché Balotelli non è stato
solamente un protagonista mancato è stato uno dei primi artefici del
fallimento azzurro. Il gol-decisivo e la buona prestazione contro
l'Inghilterra, per rendimento e autocontrollo, sono stati un'illusione.
I due gol sbagliati contro la Costa Rica hanno spalancato il baratro
che avrebbe poi risucchiato l'Italia. Un gol avrebbe spianato
tatticamente la partita e smorzato gli ardori degli entusiasti
costaricani. Con 6 punti in tasca, neppure Byron Moreno in persona
avrebbe potuto cacciarci dal Mondiale. Mario ieri è sceso in campo
innervosito da questo senso di colpa, con le spalle al muro, "costretto"
a redimersi con un gol-qualificazione o qualcosa del genere. La
pressione, ancora una volta, gli ha avvelenato i sentimenti. Lo abbiamo
detto spesso: sotto la cresta arrogante, covano una sensibilità accesa e
tante incertezze irrisolte. Balotelli è entrato in campo nervoso e tra
le grinfie dell'esperto Godin, esperto anche di provocazioni, lo è
diventato ancora di più.
Brutto segno quando Mario invece di prendere a sportellate gli
avversari, come con l'Inghilterra, si accascia alla prima spinta, cerca
il fallo e reagisce male. Si è meritato quasi subito un giallo, ne ha
rischiato quasi subito un altro per un "mani". Prandelli, per paura di
ritrovarsi in 10, lo ha lasciato negli spogliatoi. Una sostituzione
avvertita come un'umiliazione, come se gli avessero strappato i gradi
dalla giacca. Doveva essere il trascinatore, è stato messo da parte nel
momento in cui più c'era bisogno di un leader. Mario si è fatto la
doccia da solo dopo un tempo senza aver mai tirato in porta. Già qui,
all'ora del tè, i compagni gli hanno rinfacciato il comportamento,
scagliandogli contro le prime accuse. A Euro 2012 Mario cominciò il
ritiro da isolato e conquistò progressivamente il gruppo con prestazioni
importanti e una diversa disponibilità. Lo spogliatoio, specie quello
popolato da campioni, ha dinamiche precise: ti accetta se dimostri senso
di squadra e provi in campo il tuo lavoro; può anche sopportare le tue
stravaganze, a patto che fai vincere. All'Europeo è successo. Ma per i
due anni successivi, e soprattutto in questo Mondiale, Mario non è più
stato quello che mostrò i muscoli contro la Germania e il gruppo azzurro
o ha scaricato.
I senatori hanno sopportato malvolentieri la sua vita appartata in
ritiro, con fidanzata e amici, nella speranza che potesse di nuovo
essere decisivo. Alla vigilia della sfida decisiva con l'Uruguay nuova
lite con Fanny.

Dopo il disastro di ieri, i compagni hanno svuotato il
sacco. Gli hanno detto tutto in faccia e poi lo hanno fatto pure sapere
ai giornali. Buffon e De Rossi su tutti. Concetto dominante: siamo stufi
di uno che potrebbe essere un fuoriclasse, vogliamo vederlo in campo.
Hanno ragione. Al prossimo Mondiale, Balotelli avrà 28 anni e
probabilmente sarà già l'ultimo. Forse ora, dopo questa bruciante
delusione, Mario realizzerà tutto il tempo che ha perso e ciò che deve
fare per non perderne più. A fine partita, mentre tutta la squadra era
rinchiusa nello spogliatoio in attesa che Pirlo tornasse dall'antidoping
per uscire tutti insieme, Balotelli si è incamminato da solo al
pullman, con il cappellino sugli occhi, la cuffia nelle orecchie,
insensibile a tutto, se non a se stesso. È gesto di uno strappo, anche
se poi sono andati a richiamarlo e lui è tornato indietro. Tra i primi
compiti del nuovo c.t. azzurro ci sarà quello che recuperare Balotelli
che oggi è un corpo estraneo, espulso dal gruppo. Tra i primi compiti di
Mario ci sarà quello di farsi accettare e di imparare finalmente come
si soffre e come si vive per la squadra.
( fonte Gazzetta.it )